Milleproroghe, al via discussione alla Camera. Sale scommesse o che detengono slot escluse da agevolazioni volte a promuovere economia locale

Oggi in Aula alla Camera inizia la discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica (C. 2325-A).

In particolare nel Dossier del Servizio Studi “Schede di lettura – Bozza provvisoria” pubblicato alla Camera e riguardante la “Proroga di termini legislativi e altre disposizionisi legge” si legge: “L’articolo 30-ter del D.l. n. 34/2019 ha introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2020 un’agevolazione volta a promuovere l’economia locale attraverso la riapertura e l’ampliamento di attività commerciali, artigianali e di servizi. L’agevolazione consiste nell’erogazione di un contributo pari ai tributi comunali pagati dall’esercente nel corso dell’anno e viene corrisposta per l’anno nel quale avviene l’apertura o l’ampliamento dell’esercizio commerciale e per i tre anni successivi, per un totale di quattro anni.  In particolare, le agevolazioni, secondo quanto dispongono i commi 1 e 2, sono concesse in favore dei soggetti esercenti attività imprenditoriali nei seguenti settori: artigianato, turismo, fornitura di servizi destinati alla tutela ambientale, alla fruizione di beni culturali e al tempo libero, commercio al dettaglio, compresa la somministrazione di alimenti e di bevande al pubblico. L’agevolazione è circoscritta ai soli esercizi di vicinato e alle medie strutture di vendita. La disciplina di favore opera nei confronti dei predetti soggetti, ove procedano all’ampliamento di esercizi commerciali già esistenti o alla riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi, siti nei territori dei comuni con popolazione fino a 20 mila abitanti. Si specifica che le disposizioni non costituiscono in alcun caso deroga alla disciplina prevista dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio) e dalle leggi regionali in materia di commercio al dettaglio”.

Il comma 3 – tra le altre – esclude dall’agevolazione le seguenti attività: “sale scommesse o che detengono al loro interno apparecchi di intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b) del T.U.L.P.S (R.D. 773/1931). Si tratta degli apparecchi idonei per il gioco lecito, vale a dire quelli dotati di attestato di conformità rilasciato dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli e obbligatoriamente collegati alla rete telematica, slot machine, e quelli facenti parte della rete telematica che si attivano esclusivamente in presenza di un collegamento ad un sistema di elaborazione della rete stessa, videolottery“.

Nel testo si parla anche del potenziamento delle Agenzie fiscali: “L’articolo 40-bis, introdotto in sede referente, stabilisce alcune misure volte ad aumentare il trattamento accessorio del personale delle Agenzie fiscali. In primo luogo, si prevedono risorse aggiuntive per il finanziamento delle posizioni organizzative e professionali e degli incarichi di responsabilità. Si prevede inoltre un incremento del Fondo risorse decentrate. In particolare, il primo periodo dell’articolo in esame prevede una deroga all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, che dispone che a decorrere dal 1° gennaio 2017 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziali delle amministrazioni pubbliche, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016. La disposizione stabilisce che, derogando a quanto disposto dal sopra citato articolo 23, a decorrere dall’anno 2020 l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli sono autorizzate a utilizzare le risorse del proprio bilancio di esercizio per un importo massimo rispettivamente, di 6 milioni di euro e di 1,9 milioni di euro per il finanziamento delle posizioni organizzative e professionali e degli incarichi di responsabilità, previsti dalle vigenti norme della contrattazione collettiva nazionale, in aggiunta alle risorse complessivamente già destinate e utilizzate a tale scopo. Per una ricostruzione degli adempimenti relativi alle norme contenenti disposizioni di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica nonché della gestione economica e patrimoniale si rinvia alla consultazione delle rispettive schede del bilancio 2018 pubblicate dell’Agenzia delle entrate e dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. La norma specifica, inoltre, che tale incremento si rende necessario al fine di garantire maggiore efficienza ed efficacia all’azione amministrativa, in considerazione dei rilevanti impegni derivanti dagli obiettivi di finanza pubblica e dalle misure per favorire gli adempimenti tributari e le connesse semplificazioni nonché una più incisiva azione di contrasto all’evasione fiscale nazionale e internazionale. Il secondo periodo, sempre in deroga al citato articolo 23, incrementa le risorse certe e stabili del Fondo risorse decentrate dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, a valere sui finanziamenti delle Agenzie stesse, di 6 milioni a decorrere dal 2020 e di ulteriori 4 milioni di euro a decorrere dal 2021 per l’Agenzia delle Entrate e di 3,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020 per l’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Si ricorda che in base all’articolo 77 del CCNL 2016-2018 del Comparto Funzioni Centrali, in materia di utilizzo del Fondo risorse decentrate, le risorse disponibili per la contrattazione integrativa del Fondo sono destinate ai seguenti utilizzi:  premi e trattamenti economici correlati alla performance organizzativa;  premi e trattamenti economici correlati alla performance individuale;  indennità correlate alle condizioni di lavoro, in particolare: ad obiettive situazioni di disagio, rischio, al lavoro in turno, a particolari o gravose articolazioni dell’orario di lavoro, alla reperibilità;  indennità correlate allo svolgimento di attività implicanti particolari responsabilità, anche di natura professionale;  progressioni economiche;  trattamenti economici riconosciuti ai titolari delle posizioni organizzative;  incentivi alla mobilità territoriale;  misure di welfare integrativo in favore del personale, nonché eventuali integrazioni alle disponibilità già previste da precedenti CCNL per tali finalità;  compensi riconosciuti ai sensi delle disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi generali. Il terzo periodo precisa gli oneri derivanti dall’attuazione della disposizione e ne stabilisce la copertura finanziaria. In particolare prevede che agli oneri derivanti dal presente articolo pari in termini di fabbisogno e indebitamento netto a 8,97 milioni di euro per l’anno 2020 e a 11,02 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente (articolo 6, comma 2, del decreto legge 7 ottobre 2008, n. 154). In merito alla posizione organizzative e professionali e degli incarichi di responsabilità si ricorda che con la sentenza n. 37 del 2015 la Corte Costituzionale ha ritenuto l’illegittimità dell’art.8, comma 24, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 che consentiva (nelle more dell’espletamento di procedure concorsuali) all’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio, salvi gli incarichi già affidati, di attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso. Successivamente il comma 93 della legge di bilancio 2018 ha attribuito alla Agenzia delle entrate e alla Agenzia delle dogane e dei monopoli la facoltà, mediante i propri regolamenti di organizzazione: di istituire nuove posizioni organizzative per lo svolgimento di incarichi di alta responsabilità, professionalità o elevata specializzazione, compresa la responsabilità di uffici di livello non dirigenziale, nei limiti di spesa conseguente alla riduzione di posizioni dirigenziali; disciplinare il conferimento delle posizioni a funzionari con almeno 5 anni di esperienza nella terza area tramite selezione interna; attribuire determinati poteri ai titolari delle posizioni, tra cui l’adozione di atti e provvedimenti, inclusi quelli di spesa, purché rientranti nella competenza dei propri uffici non dirigenziali, nonché la responsabilità dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati; graduare i livelli di responsabilità delle posizioni, e i relativi emolumenti (retribuzione di posizione e di risultato). Con l’ordinanza n. 7067 del 3 giugno 2019, la sezione II-ter del T.a.r. per il Lazio – chiamata a pronunziarsi sul ricorso della Dirpubblica – Federazione del pubblico impiego avente ad oggetto alcune modifiche apportate al regolamento di organizzazione dell’Agenzia delle Entrate – ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità della legge di bilancio per il 2018 con riferimento alle norme che introducono, nella disciplina regolamentare della predetta Agenzia, nuove posizioni organizzative nonché alcuni benefici per alcuni dei dipendenti interni che intendano partecipare alle procedure concorsuali finalizzate all’accesso ai ruoli dirigenziali della medesima amministrazione fiscale. Secondo il TAR i poteri attribuiti a tali posizioni (adottare atti e provvedimenti amministrativi, compresi gli atti che impegnano l’Agenzia verso l’esterno, i poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti nella competenza dei propri uffici, di livello non dirigenziale, e la responsabilità dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo) risultano estranei a quelli propri dell’area di riferimento dei soggetti destinati a ricoprire tali funzioni organizzative e sono più propriamente tipici di quelli previsti per la qualifica dirigenziale dagli artt. 16 e 17 d.lgs. n. 165 del 2001. Sulla questione la Corte costituzionale ha fissato l’udienza pubblica di discussione del giudizio di legittimità costituzionale per il 25 febbraio 2020. Per una ricostruzione dettagliata della questione sopra esposta si rinvia alla consultazione del sito della Giustizia Amministrativa”.

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