Lettera aperta del presidente As.Tro al quotidiano La Nuova Sardegna

Pubblichiamo di seguito la lettera del Presidente As.tro, Massimiliano Pucci, inviata al Direttore Responsabile del quotidiano La Nuova Sardegna, dove lo scorso 12 luglio 2019 è stato pubblicato un articolo, dal titolo “Sconfiggiamo i lobbisti delle slot”.

Bologna, 24.07.2019

Egr. Direttore,

in riferimento all’articolo apparso nell’edizione dello scorso 12 luglio 2019 de ‘La Nuova Sardegna’ dal titolo “Sconfiggiamo i lobbisti delle slot”, chiediamo ospitalità al Suo giornale per rappresentare quanto segue.

In prima battuta, l’articolo a firma dei Signori Vittorio Pelligra, Luigino Bruni e Leonardo Becchetti, Fondatori del Movimento Slot – Mob, trasuda un disprezzo che non aiuta un confronto necessario in una materia delicata qual è il gioco pubblico. Bisogna sperare che nessuno, auto-accreditandosi della stessa “legittimazione morale” degli autori dell’articolo, si senta autorizzato a sbrigare in proprio la pratica punitiva contro qualche operatore del gioco pubblico, equiparato ad un “frustatore di operai o torturatore” ed incolpato di aver quasi provocato la morte di un bambino oltre alla disperazione del padre, costretto ad uscire di casa per andare a giocare alle slot.

Viviamo l’era in cui è risorta la categoria del “bene assoluto” ma, soprattutto, di coloro che se ne attribuiscono la paternità e il diritto/dovere di custodirlo, non si sa in base a quale investitura. 

Ecco allora la sottintesa -quasi scontata- assoluzione morale di questo padre che, per colpa delle slot, è stato costretto a lasciare suo figlio a casa da solo. 

È come dire ad una persona che si scola una bottiglia di whisky prima di mettersi alla guida e fa strage di innocenti: <<poverino, non è colpa sua ma dei produttori di superalcolici>>. Vero anche, però, che nell’Italia del terrapiattismo ci siamo abituati a sentire anche questo!

A noi rappresentanti dell’industria del gioco legale – ovvero gente con un nome ed un cognome, e non quegli ineffabili “lobbisti dell’azzardo”- verrebbe, piuttosto, da preoccuparsi per questo bambino, a cui il destino ha riservato un padre degenere, ma anche per questo modo di pensare assolutorio, espresso dai fondatori del Movimento Slot-Mob, secondo cui un soggetto non è mai responsabile delle proprie azioni, ma i suoi errori (ed anche gli orrori) sono sempre riconducibili a qualche entità astratta che muove i fili dell’agire individuale, prima ancora che collettivo. Come se il secolo dei lumi fosse una mera leggenda metropolitana.

Il tema della ludopatia è troppo serio per essere affrontato con simili banalità.

Non siamo interlocutori legittimati ad affrontare questo tema? Benissimo. Ma ai Custodi del Bene Assoluto chiediamo di concederci almeno il diritto di ritenere che, paragonare i gestori delle slot ai fabbricanti d’armi e alle industrie inquinanti mina la credibilità del loro discorso, l’intelligenza di tutti e, prima ancora, offende le vittime delle armi e dell’inquinamento atmosferico.

Quando poi ci si addentra sul tema proibizionismo/antiproibizionismo, – e viene sostenuto (legittimamente) il primo- i paragoni che vengono usati per delegittimare l’antiproibizionismo appaiano del tutto fuori luogo.

Rivendicare come successo della politica proibizionista, l’imposizione dei seggiolini per i bambini nelle automobili, del casco per i motociclisti, l’obbligo di rispettare le norme igieniche per i ristoranti, ecc., appare come un collegamento non in grado di essere preso in considerazione.

Gli esempi che vengono utilizzati non hanno nulla a che vedere con il proibizionismo: sono semplicemente cautele imposte per evitare i pericoli connessi -rimanendo ai suddetti esempi- alla circolazione stradale e alla salubrità degli alimenti. Quindi, parliamo di esigenze di salvaguardia che l’approccio dei Custodi del Bene Assoluto avrebbe, invece, coerentemente risolto proibendo le automobili, le motociclette ed i ristoranti.

As.tro rappresenta piccole e medie aziende che lavorano per conto dello Stato, in un settore regolamentato ed autorizzato dallo stesso e, fin quando le condizioni resteranno queste, ci sentiremo legittimati a continuare il nostro lavoro con la consapevolezza e la responsabilità propria di chi distribuisce un prodotto sensibile ed è perfettamente conscio di questo, a prescindere da ciò che possono pensare i “professionisti dell’antigioco”. Professionisti che sembrano molto più determinati a buttare fango sulle aziende del gioco legale, piuttosto che preoccupati di risolvere i problemi che genera.

Nella speranza che questa lettera possa trovare cittadinanza all’interno del Suo giornale, La saluto cordialmente.

Avv. Massimiliano Pucci

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