Def, giochi e promesse mancate. Oggi va in segna il nuovo inganno.

Come un anno fa, ne più ne meno, il bistrattato settore dei giochi si prepara a garantire le entrate statale con le quali il governo, non più al suo debutto, finanzierà le promesse agli italiani.

Un anno, di questi tempi, faceva la sua comparsa il Documento di Programmazione economica-finanziaria in coincidenza con l’insediamento del nuovo governo gialloverde.

Passò così, quasi inosservata, tra gli slogan declamati urbi et orbi attraverso i punti del famoso programma di governo, la promessa che sarebbe stato cancellata l’offerta di gioco pubblico senza però rinunciare alle entrate garantite proprio attraverso le imposte sui giochi.

Tra i maggiori introiti contabilizzati in quel Documento che, come peraltro precisato dal già premier Conte “si limitava a trascrivere quanto deciso in precedenza” figuravano le entrate da gare e proroghe di scommesse, bingo e lotterie istantanee. ‘Appena’ 120 milioni per il 2018, 151 per il 2019 e altri 151 per il 2020. E poi immancabili gli aumenti sul PREU delle slot e anche un aumento aumento del prelievo sulle vincite superiori a 500 euro conseguite nel gioco del lotto e nelle lotterie istantanee.

Oggi, un anno dopo, si terrà nel primo pomeriggio un vertice di governo sul Def . Il premier Giuseppe Conte, a quanto si apprende da fonti di governo, presiederà una riunione cui prenderanno parte il ministro dell’Economia Giovanni Tria, per il M5S il ministro Riccardo Fraccaro e il sottosegretario Laura Castelli e per la Lega i sottosegretari Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci.

Facce diverse, ma le stesse intenzioni e soprattutto ancora promesse mancate per il settore dei giochi. Ancora nessuna nuova sulle gare per le concessioni delle scommesse e del bingo, nessun riordino del settore, attraverso una legge delega, come peraltro promesso nel settembre scorso dal governo gialloverde a completamento della manovra di bilancio.

Al contrario l’unica promessa confermata, anzi una certezza, sono gli oltre due miliardi di euro che l’Erario ha già incassato nei primi due mesi dall’anno da questa industria della quale oggi nessuno parla e alla quale, attraverso il divieto di pubblicità e sponsorizzazione, questo governo sta negando voce e immagine.

Fonte: Jamma

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